Le prossime mosse per l'attivazione del sistema in Sicilia


Washington. «Il Muos di Niscemi non sarà operativo prima di novembre 2014 e non più tardi del lancio del satellite previsto a marzo 2015». Il programma ufficiale l'avevamo già rivelato negli scorsi giorni in tempo reale, subito dopo che ci era stato confermato a Washington nella sede del Pentagono. Quello che restava da chiarire era il programma degli ultimi test al sistema satellitare siciliano, l'unico anello mancante dei quattro (due negli Usa e uno in Australia) per poter mettere a regime il sistema di comunicazioni radio con cui gli americani e la Nato copriranno l'intero globo terrestre: nel 2015 saranno lanciati due satelliti, l'ultimo nel 2016. E a quel punto la copertura sarà totale. «Le ultime verifiche in Sicilia - dice Joe Kan, responsabile del sistema satellitare Muos - partiranno a luglio, quando faremo le misurazioni con i nostri tecnici del Cisam e con quelli dell'Arpa». Le autorità americane confermano anche che «l'installazione di Niscemi non sarà operativa fino al completamento dei test». Ma è possibile la partecipazione anche di altri esperti indipendenti? «Certamente, non c'è alcun problema», rassicura Kan. Uno di questi potrebbe essere quello del docente universitario Massimo Zucchetti, già consulente gratuito del Comune, "anima scientifica" del movimento No Muos assieme al collega Massimo Coraddu.
Ma gli americani vanno oltre. Per maggiore sicurezza «verrà collocata una rete di monitoraggio permanente gestita dall'Arpa e ciò avverrà «prima che l'installazione del Muos diventi pienamente operativa». Restano aperte alcune questioni tecniche sollevate dal fronte del no. Punto primo: perché nella relazione allegata alla prima richiesta alla Regione c'è scritto che la potenza massima dell'impianto è di 1.600 watt, mentre tutti ora parlano di 200 watt? «Non lo so perché l'hanno scritta, ma questa cifra non esiste», garantisce John Oetting, docente di Fisica applicata della "John Hopkins University". Sbandierando che «il sistema è lo stesso ovunque, con un massimo di 200 watt ma di 150 a regime con il funzionamento di due parabole e una di riserva». Oetting e Kan rintuzzano anche l'ipotesi che le parabole possano condizionare l'attività degli aeroporti di Catania e Comiso, un sospetto fondato sulla scelta di non piazzare il Muos a Sigonella: «Non è un problema di interferenza, ma di logistica. A Sigonella le antenne dovrebbero essere piazzate al centro della struttura e lì la struttura non è molto grande, quindi creerebbero problemi per la loro altezza con il decollo e l'atterraggio degli aerei militari. E poi Niscemi è la sede naturale anche perché c'è da tempo una stazione di telecomunicazione».
Un ultimo dubbio ci prende, mentre ci soprende il grigio tramonto di Washington: ma quanto sta costando agli americani il ritardo del Muos in Sicilia? «No comment», la risposta ufficiale. Ma la stima c'è, in alcuni documenti riservati: «Circa 50mila dollari al giorno », stima l'Ambasciata Usa, fra risorse umane, affitto di mezzi e oneri di rinvio del lancio del satellite. Anche se ormai, dicono qui, questi sono diventati «costi previsti». E il conto alla fine non ce lo presenteranno. Garantito.
Ma. B.

Post più popolari